(Parte prima - 1 di 2)
Jussif
Muhammad Arrab si svegliò di colpo e si ritrovò seduto sul pavimento fresco
della sua nuova casa.
Era fine estate e lui dormiva per terra su di una stuoia,
come faceva quando ancora abitava in Marocco, sulla terrazza della casa
dei nonni, sotto al cielo asciutto della notte.
Aveva sognato l'asino
nano di Ibraim. Ibraim era stato il suo vicino di casa ed il suo asino
era stato un buon compagno nei pomeriggi lunghi d'estate. Si lasciava
cavalcare, gli veniva addosso e lo spingeva con il muso umido ed a volte
sembrava ridere di lui con i denti in mostra tra le grosse labbra. Era
un asino molto piccolo e biondo.
Jussif lo salutava
quando, all'alba Ibraim lo portava via con le borse di paglia larghe sui
fianchi, per usarlo nel trasporto della menta, ed era felice al suo ritorno.
Profumava di menta, di fieno e di caldo umido. Così Jussif si svegliò
un po' triste e pensando all'asino si preparò per uscire. Era il suo terzo
giorno di scuola e già conosceva la strada da percorrere svelto al mattino.
In questa città a quest'ora, la strada odorava di pane, ma solo sull'angolo
vicino alla scuola, e per il resto di umido. Diverso dall'odore di frittura
e di menta a cui era abituato.
E i compagni odoravano
di detersivo e dentifricio, non di olive e montone. La classe odorava
di ...niente, e non di stuoie e di legno come quella di prima.
Le cose nuove da imparare,
oltre agli odori, dovevano essere una quantità inimmaginabile, questo
l'aveva capito subito al suo arrivo Jussif, ma non lo preoccupavano. Lui,
pensava, poteva mettere insieme gli odori di lì e di qui e ricordarli
tutti, dunque avrebbe potuto mettere insieme suoni, parole e qualsiasi
altra cosa.
A scuola arrivarono
i compagni e le compagne. Arrivò anche la maestra ed iniziò la lezione.
Raccontava di un popolo antico che combatteva con lance e scudi ed aveva
occupato anche l'Africa: i Romani.
Jussif vedeva squadroni
compatti di uomini armati, con tuniche ed elmi, sulle illustrazioni del
suo libro. Camminavano nella spianata al di là delle mura della città...
e poi si accorse che dall'altra parte delle mura c'era la sua città, c'erano
arabi scalzi e con i turbanti e piccoli cavalli scalpitavano dietro le
mura.
Iniziò a disegnare,
mentre la maestra raccontava. Alla fine della lezione ebbe un gran successo
tra i compagni con il suo disegno. Solo lui gli aveva mostrato cosa c'era
dietro il muro della città.
Ebbe più successo di
quanto avesse con la trottola da lancio e certamente assai più che a parlare
con loro e più di anche di quando giocavano a pallone, cosa in cui se
la cavava benino.
Ed imparò anche che
con il disegno attirava l'attenzione degli altri, meglio che con le parole!
>>>
Parte seconda >>>
* Questa favola è stata premiata come seconda al premio Anderson e gentilmente
concessa a www.arab.it dalla stessa autrice Dott.ssa Paola Manduca.
* Le illustrazioni sono della Dott.ssa Paola Manduca. |