La vera rivoluzione è l'Onorevole Chaouki
di Sherif El Sebaie
 

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Fino ad oggi siamo stati abituati a vedere eletti o nominati nelle varie istituzioni di questo paese personaggi di origine straniera che - con poche eccezioni - non solo non hanno mai rappresentato il mondo degli immigrati, ma che addirittura hanno remato contro qualunque miglioramento della loro condizione. Gente che ha letteralmente venduto il proprio cognome a partiti che se ne sono serviti per sdoganare vergognose politiche razziste o per conferire un tocco di esoticità a liste dove i prescelti non avevano la minima speranza di essere davvero eletti.

Onorevole Khalid Chaouki

Ora, questa gente è finalmente (?) finita nella poubelle de l'Histoire. E per la prima volta, il PD ha permesso l'elezione di un giovane di seconda generazione, fiero delle proprie origini e senza peli sulla lingua: Khalid Chaouki, marocchino di origine e musulmano di fede. O meglio - scriviamolo in caratteri cubitali cosi facciamo schiattare d'invidia un po' di troll razzisti - l'Onorevole Khalid Chaouki. L'elezione di Khalid assume una dimensione simbolica del tutto particolare. Chi ha seguito la sua storia personale, e sopratutto gli attacchi vergognosi che gli sono stati rivolti lungo la sua carriera giornalistica e politica, con un singolare crescendo nel corso della recente campagna elettorale, non può che esultare per il risultato.
Questa legislatura potrebbe non durare a lungo, e Khalid forse non avrà il tempo di fare molto. Ma il suo solo ingresso in quell'aula assume un'importanza rivoluzionaria ben superiore al 25% ottenuto dagli accoliti del Grillo. Perché la vera ventata di novità in quel parlamento non sono i seguaci di chi considera la cittadinanza ai figli degli immigrati una cosa "senza senso", di chi consiglia ai carabinieri come picchiare i marocchini di nascosto, di chi ospita sul proprio blog gli articoli entusiasti degli islamofobiche scrivono su La Padania e Il Giornale, di chi fa politica a suon di vaffanculo. Questa roba non è affatto "novità". Questa è solo una nuova sfornata della stessa solfa. Il vaffanculo di Grillo non ha nulla da invidiare al dito medio di Bossi e d'altronde il suo partito è gestito con lo stesso sistema del padre-padrone. 
Ma si sa, nell'euforia della novità (sic) certe somiglianze sfuggono e ci si sveglia solo a danni fatti. La vera novità, in realtà, è che in quel parlamento è entrata una persona che in questo paese ci crede non perché vi è nata per puro caso, ma perché ha consapevolmente scelto di farlo proprio. Una persona che è italiana a tutti gli effetti ma che sicuramente ha qualche "input" culturale diverso, che affonda le radici in valori che forse qui sono stati completamente dimenticati e non c'è proprio speranza di recuperarli, né con Grillo né con altri. Una persona che proprio in quanto di origine straniera e quindi impossibilitata a ricorrere alla raccomandazione famigliare di turno si è fatta strada con perseveranza, intelligenza e un pizzico - possiamo dirlo? - di sagacia affinata dall'esperienza. Ma chi ha detto che servono degli ingenui inesperti per governare un paese?
Fonte: http://salamelik.blogspot.com/
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