Marocco-Francia. "Faccia attenzione, Signor Presidente"
di Abdelhak Serhane, scrittore marocchino
 

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François Hollande et Mohamed 6Lo scrittore Abdelhak Serhane, tra i pochi intellettuali marocchini ad aver sostenuto pubblicamente la 'primavera' locale e il movimento 20 febbraio, si è rivolto con una lettera aperta a François Hollande, "affinché i responsabili francesi smettano di compromettersi con i nostri dirigenti".

Il testo originale è stato pubblicato su alcuni giornali online marocchini - traduzione a cura di Giulia Fagotto

"Tutte le dittature riposano su una fondamentale menzogna: non hanno altro fine che il potere per il potere e per sviare l'interesse generale a beneficio degli interessi sordidi di alcuni. Ecco allora che governare si trasforma in un esercizio di dissimulazione permanente" , Denis Jeambar.

"Le repubbliche terminano a causa del lusso; le monarchie per la povertà" , Montesquieu.

Signor presidente,
lo scorso maggio il popolo francese ha scelto lei come supremo rappresentante. Il popolo che sgobba e che soffre.
I francesi altolocati, coloro che traggono profitti dal capitalismo sfrenato, scelgono di spostare la loro residenza all’estero per pagare meno tasse, pur continuando a beneficiare del sistema sanitario della Repubblica.
Sono loro che, disorientati dalla sua vittoria, tremano per la propria ricchezza e per i propri privilegi, impermeabili al sentimento di solidarietà nazionale.
Disgustati dal risultato elettorale che ha cacciato il loro presidente arrivista, questi signori la detestano per la sua politica fiscale redistributiva che intacca le loro ricchezze.
La sconfitta di Sarkozy rappresenta il fallimento di una destra sorniona, mitomane, cinica e affarista che si richiama all’odio razziale e al rifiuto dell'altro.
Avendo scelto di difendere i più abbienti e di scendere a patti con la monarchia marocchina, Sarkozy aveva puntato su una strategia di interdipendenza a geometria variabile. 
 
Accomodante con i grandi possidenti in Francia, conciliante e addirittura compiacente con i despoti arabi che ha apertamente sostenuto (Ben Ali, Moubarak) e onorato (Gheddafi), svilendo i principi fondamentali della Repubblica, l'ex presidente ha dimostrato una benevolenza esagerata per il nostro sistema politico, chiudendo gli occhi davanti alle violenze, ai soprusi, ai disfunzionamenti cronici, ai continui attacchi dei diritti elementari dei marocchini.
 
Di fronte all’annuncio della riforma costituzionale del marzo 2011, ottenuta grazie alla pressione esercitata dal movimento del 20 febbraio, Sarkozy ha applaudito l’operato di un "re visionario" mentre Alain Juppé ha dichiarato che, "grazie a questo cammino risoluto e attento nei confronti delle aspirazioni popolari, Mohammed VI ha aperto la via a una trasformazione pacifica e moderna delle istituzioni e dell’intera società marocchina".
 
Il quotidiano Le Figaro ha addirittura scritto che "quello che propone Mohammed VI può essere equiparato a un sistema presidenziale alla francese".
 
Questa è la voce di una destra senza virtù, senza coscienza e che confonde termini ed epoche storiche.
 
Lei stesso, ha purtroppo "applaudito il processo di riforme democratiche, economiche e sociali promosse dalla corona", prima di concludere con un messaggio diretto al re e in cui ha espresso a Sua Maestà la sua "più grande stima per l’opera che sta compiendo".
 
Dichiarazioni che sviliscono la coscienza dei democratici e che rendono alcuni francesi complici di un regime che si mantiene in vita unicamente grazie alla tirannia, generando ignoranza e povertà e non rispettando nemmeno lo spirito di una Costituzione imposta al popolo e tagliata su misura per perpetuare il dispotismo reale.
 
Lei certo non ignora che i marocchini sono scesi in piazza per un anno intero dopo il 20 febbraio 2011. Ci eviti dunque, signor Presidente, i dispiaceri di un’indulgenza velenosa!
 
La nostra riforma costituzionale, manovra di facciata, è un accordo disonesto che conferma la supremazia assoluta del re sulle istituzioni statali.
 
Sarkozy, un habitué di Marrakech, ne è consapevole. La sua rozza trivialità gli ha fatto dire: "Aiutiamo questo paese e questo sistema che ci fruttano così bene".
 
La natura del regime marocchino poggia su conflitti di interesse e traffici di influenze ai più alti vertici dello Stato. Di certo gli scandali non mancano. E alcuni francesi sono coinvolti da vicino.
 
Ma il Quai d’Orsay (ministero Affari Esteri, ndt), si sa, è solito speculare sulle nostre sorti, agendo con bramosia, in netto contrasto con la lotta dei democratici che aspirano a vivere in un Marocco nuovo, non quello del caos - come alcuni vorrebbero far credere -, ma dell'effettiva giustizia sociale.
 
Questo Marocco è possibile e noi ci impegneremo a costruirlo al di fuori di nefasti totalitarismi e dell’infido paternalismo occidentale.
 
Spero, Signor Presidente, che lei non dimostri mai la debolezza di Sarkozy per tutto ciò che luccica, per l’opulenza dei satrapi, per l’ostentazione della ricchezza, per lo sfarzo degli yacht, per lo splendore dei palazzi.
 
Spero infine che non abbia la stessa venerazione per il lusso e che non venga a passare le vacanze estive e natalizie a Marrakech, né alla Mamounia, al Royal Mansur né altrove, e che qui non costruisca una seconda residenza come il suo predecessore.
 
Non accetti l'eccessiva generosità dei nostri dirigenti. Se lo farà, sarà complice di un regime che sa accattivarsi, in egual misura, le simpatie di destra e sinistra; che sa colmare le frustrazioni degli uni, e appagare i complessi degli altri.
 
I francesi che accettano i nostri privilegi ridicolizzano i valori della Repubblica, scendono a patti con il servilismo e il dispotismo. Purtroppo ce ne sono molti.
 
Il nostro "re dei poveri" ha donato 15 milioni di euro al Louvre, mentre un’associazione di Blois ha ricevuto diversi milioni per portare a termine la costruzione della moschea di Sua Maestà.
 
Somme che rappresentano solo la punta dell’iceberg e che vengono prelevate dalle casse di un paese sottosviluppato, in preda a difficoltà economiche e a un enorme malcontento sociale.
 
Se meglio impiegato, questo denaro avrebbe potuto evitare il dramma di Casablanca che ha causato sei morti e diversi feriti il 17 maggio scorso a Sidi Fateh, dove la vecchia medina minaccia di sprofondare sui suoi abitanti. Anche in altre città, abitazioni e moschee inghiottono esseri umani sotto le loro macerie.
 
Milioni di euro, che assieme alle spese folli del Festival Mawazine di Rabat, potrebbero invece servire a costruire alloggi per una popolazione che vive al limite della sopportazione.
 
Soldi sprecati che potrebbero migliorare le nostre infrastrutture, costruire  imprese e creare nuovi posti di lavoro per i tanti laureati disoccupati.
 
Esperti nell’arte di abbellire la vetrina del paese, i nostri capi non sanno rivolgersi agli stranieri che a colpi di offerte, dimenticando però di dimostrare la stessa generosità nei confronti del loro popolo.
 
Ogni soldo che accettate dai nostri dirigenti è un pezzettino del sudore, della sofferenza e del sangue del popolo marocchino.
 
Un paese sviluppato come il suo, Signor Presidente, dovrebbe rifiutare il denaro degli indigenti! "Che epoca terribile, diceva Shakespeare, quella in cui gli idioti governano un popolo di ciechi".
 
Non cerchi di rifilarci, nel nome degli interessi economici della sua nazione, una piccola centrale nucleare, un sottomarino, qualche aereo da caccia o qualsiasi altro gadget come fece Sarkozy con il TGV. Un paese povero, in cui il concetto di durata rimane aleatorio, non può trarre benefici dal risparmio di tempo che dovrebbe assicurare un treno ad alta velocità. […]
 
Con i 25 miliardi di dirham che tale progetto assorbirà (circa 2,5 miliardi di euro, ndt), si sarebbero potute finanziare 10 mila mediateche, 25 mila scuole e migliorare la qualità dell’istruzione che in Marocco soffre di una carenza endemica.
 
Allo stesso modo si sarebbero potute creare 16 mila kilometri di strade per collegare regioni che vivono in completo isolamento. 25 miliardi di dirham avrebbero potuto risanare le nostre bidonville per offrire un tetto ai nullatenenti …
 
Il paese ha altre sfide da cogliere e diverse priorità a cui far fronte, schiere di mendicanti da nutrire, bambini da togliere dalla strada, famiglie da strappare alla precarietà, giovani qualificati da inserire nel mercato del lavoro, ospedali da equipaggiare … Una lunga crescita sociale ci attende prima di arrivare al TGV.
 
Faccia attenzione, Signor Presidente, a certi responsabili francesi dai costumi leggeri che vengono a Marrakech o altrove a corrompere i nostri ragazzi e a darsi da fare per mettere a tacere gli scandali.
 
L’affaire DSK (Dominique Strauss Kann) ha occupato le cronache dei giornali solamente perché il politico in questione ha avuto la pessima idea di sfogare la sua patologica libidine su una cameriera nera negli Stati Uniti.
 
Luc Ferry - invece - ha dichiarato alla televisione che un ex-ministro francese “andava a letto con dei ragazzini a Marrakech” senza che nessun capo d’accusa venisse mai realmente istituito e senza che il nome del colpevole venisse mai alla luce.
Nella stessa ondata di perversione, un altro ministro francese, invitato al palazzo Mamounia, è stato sorpreso dalla moglie con un minorenne marocchino.
 
Il putiferio scatenato dalla consorte nella suite dell’hotel non ha provocato la  minima reazione a livello politico e nessun nome è stato infangato. Il pietoso ministro è stato immediatamente rimpatriato e lo scandalo insabbiato grazie all’intervento dell’ambasciatore francese di stanza a Rabat.
 
Il palazzo reale, si dice, è intervenuto per sistemare i danni causati da questa coppia così civilizzata.
 
Ecco la triste verità: il Marocco perdona le scappatelle di questi tristi individui in cambio dell’aiuto economico dell’Europa e dell’appoggio sul dossier del Sahara.
 
Da parte francese, il Marocco è considerato un alleato nella lotta contro il terrorismo e contro l’immigrazione clandestina. Per alcuni è una paradiso dove fare affari e dar sfogo alle proprie perversioni. Un’oasi di pace e di profitti a due ore e mezzo da Parigi.
 
Quanto all’immigrazione, certi dirigenti francesi sostengono che la Francia non debba essere considerata la pattumiera del mondo.
 
Da parte marocchina alcune voci si levano per denunciare che il loro paese non può essere considerato il bordello dei francesi, che sfruttano la povertà di un popolo costretto a vendersi per pochi euro.
 
Gandhi aveva ragione: "La povertà è la peggior forma di violenza". L’ignoranza pure.
 
Signor Presidente, non attribuisca più la Legione d’onore e altri premi repubblicani alle false voci del Marocco solamente per accontentare i fedelissimi amici della Francia: miseri lobbisti pro-monarchici, artisti mancati, intellettualoidi di poca sostanza, torturatori, uomini d’affari dalla dubbia moralità …. I marocchini premiati da Sarkozy, Chirac o Giscard d’Estaing sono personaggi senza spessore, tronfi della loro mediocrità, al soldo di una cultura futile promotrice di menzogna e ingiustizia […]. 
 
I veri attivisti e intellettuali non sono alla ricerca di gloria, di una medaglia o di un riconoscimento.
 
Cercano soltanto di vivere nella dignità di uno stato di diritto dove democrazia è sinonimo di una reale sinergia tra il popolo e lo Stato.
 
In un Marocco che cammina sulle proprie gambe, libero da complessi e senza tutele. […] I loro discorsi franchi e sinceri li rendono pericolosi, emarginati, personaggi infrequentabili poiché politicamente scorretti, ma sono fieri di difendere degli ideali che rimandano all'illuminismo francese […].
 
La legione d’onore deve divenire la consacrazione per coloro che lo meritano e non l’ennesima occasione di mostrare quanto la Francia preferisca i nani, gli invertebrati, i pappagalli e gli intellettuali al servizio del potere.
 
"Il migliore tra i principi, secondo la saggezza persiana, è colui che frequenta il saggio, il peggiore dei saggi è colui che frequenta il principe!".
 
Non accetti e non permetta ad alcuno dei suoi ministri di ricevere lotti dei palmeti di Marrakech, offerti dal potere marocchino per comprare il vostro silenzio, la vostra connivenza e la vostra coscienza.
 
Come possono gli eredi dei valori dell'Illuminismo e della rivoluzione del 1789, accettare che alcuni tra i suoi più alti funzionari si lascino corrompere in questa maniera?
 
Rachida Dati si è prestata ai nostri giochetti, in cui ha coinvolto anche il suo ex-capo. Quasi tutti gli esponenti della destra ci sono passati. Come anche una buona parte della sinistra. Anche i più incorruttibili finiscono per cedere al canto delle nostre sirene.
 
Temo davvero che il suo ministro degli Affari Esteri sia già in pista per il prossimo giro di danza del ventre, lui, che ritiene la democrazia marocchina un “esempio per la regione”.
 
Non si stupisca dunque se cerchiamo di coinvolgervi in quello che è il  nostro sport nazionale. Noi ci proveremo sicuramente. […]
 
Gli uomini più influenti perdono tutta la loro indipendenza davanti a questi "donatori", protettori o simili con cui scendono a patti, poiché le relazioni personali inficiano gli interessi più generali del paese.
 
Il Marocco non può rappresentare una nuova avventura coloniale, né Marrakech diventare l’eldorado sessuale di alcuni francesi.
 
Se il diritto internazionale fosse applicato correttamente in Marocco e se la giustizia non fosse agli ordini (come il governo, i partiti politici, le due camere del Parlamento) del re, le prigioni sarebbero piene di uomini d’affari di entrambe la sponde del Mediterraneo.
 
Signor Presidente, la sua visita ufficiale in Marocco il 3 e 4 aprile 2013 è un banco di prova molto rischioso. I nostri dirigenti le mostreranno il "loro" Marocco, quello del lusso, dello sfarzo, dell’opulenza e dell’ipocrisia. […]
 
Non le riveleranno il segreto dei loro centri di tortura, né parleranno davanti a lei della repressione violenta dei manifestanti.
 
Non le mostreranno le bidonvilles, la decadenza, non la intratterranno raccontandole delle decine di giovani che si sono dati fuoco sotto lo sguardo indifferente dei curiosi.
 
Si faranno invece lustro dei mille divertimenti che questa terra può offrire e vedrete proiettati nei loro sguardi sornioni e ingannevoli l’immagine di un Marocco incantevole e affascinante.
 
Ma le strade rumoreggiano, tuonano e solo gli uomini integri provano a mettere in guardia il sistema.
 
Per questo, alcuni giornalisti hanno perso il lavoro e sono finiti in prigione.. Nessuno vuole ascoltare la voce della verità. La realtà quotidiana del popolo marocchino è fatta di fango, povertà, lacrime, sangue e sofferenza.
 
Cosa posso aspettarmi da un Presidente come lei?
 
Io non sono francese e non abito in Francia. Ho assistito alla primavera araba nel mio paese. Ho protestato al fianco della gente e ho ascoltato i loro slogan. Ma i predatori messi a nudo dai manifestanti sono ancora li, nel cuore pulsante del potere.
 
Follia o ostinazione?
 
È in questo senso che la primavera marocchina non è morta. Ritornerà sicuramente perché i cambiamenti costituzionali di facciata non hanno modificato in alcun modo le difficili condizioni di vita della popolazione.
 
Lei non è il presidente di una repubblica delle banane, ma l’uomo simbolo di questa grande nazione, espressione di valori che nutrono le nostre aspettative, anche in tempi di crisi. Io mi aspetto che lei si comporti diversamente dal suo predecessore.
 
La mia speranza più intima, lei l’ha già espressa la sera stessa del suo trionfo elettorale: "In quanto Presidente della Repubblica, mi dovrò far carico delle aspirazioni che da sempre hanno caratterizzato il popolo francese: la pace, la libertà, il rispetto, la capacità di donare ai popoli il diritto di emanciparsi da governi oppressori e di liberarsi dei meccanismi illegittimi della corruzione. Eh bene si, tutto il mio operato sarà guidato, ovunque da questi valori".
 
Spero vivamente che riuscirà a mettere in pratica queste belle parole, che sarà in grado di rispettare le sue promesse. "L’uomo superiore, diceva Confucio, è colui che mette in pratica i suoi pensieri, e che parla conformemente alle sue azioni".
 
Lei da l’impressione di essere un Presidente onesto e umano.
 
Queste due qualità pretendono una probità repubblicana senza falle. Non si lasci tentare dalla corruzione sia sempre dalla parte della giustizia e del diritto. Solo allora la storia la giudicherà come un grande Capo di Stato!
 
 
Abdelhak Serhane, scrittore marocchino

Fonte: http://www.osservatorioiraq.it/

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