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" Gli occidentali hanno curiosamente limitato la storia del mondo raggruppando il poco che sapevano sull’espansione della razza umana intorno ai popoli di Israele, Grecia e Roma. Cosi facendo hanno ignorato tutti quei viaggiatori ed esploratori che, a bordo di navi, hanno solcato il mar della Cina e l’oceano Indiano, o, in carovane, hanno attraversato le immense distese dell’Asia centrale sino al golfo Persico. In veritŕ, la parte piů cospicua del globo, con culture diverse da quelle degli antichi Greci e Romani ma non meno civilizzate, č rimasta sconosciuta a coloro Henri Cordier * Ibn Battuta il Marco Polo arabo L’Islam medievale
ha avuto numerosi viaggiatori arabi, ma nessuno è stato cosi
importante come Ibn Battuta. Egli ha viaggiato per una trentina d’anni
attraverso il mondo nella stessa epoca in cui visse Marco Polo ( 1254
/ 1324 ). Pur avendo intrapreso viaggi avventurosi e temerari, tali
da far dimenticare quelli del più noto viaggiatore italiano,
egli rimane incredibilmente sconosciuto in Europa e forse non abbastanza
apprezzato nello stesso mondo arabo. Ibn Battuta è nato a Tangeri,
in Marocco nel 1304, all’apoca della dinastia dei Marinidi e apparteneva
ad una famiglia di giuristi musulmani. E’ morto nel 1369 all’età
di 65 anni dopo essersi ritirato a fare il giudice, in una piccola città
di provincia. |
Nel suo racconto, egli ci parla della parte più estesa del mondo abitato a quel tempo riferendosi all’Arabia, Siria, Egitto, Maghreb, Sudan, Afghanistan, India, Cina, Indonesia ecc ... Il racconto di Ibn Battuta non è stato redatto da lui personalmente, ma da uno scriba del sultano merinide Abu Inan che favoriva le opere dello spirito e che in pratica era un mecenate come molti sovrani arabi. Nel 1354, lo scriba di Abu Inan iniziò ufficialmente la stesura del racconto completo di Ibn Battuta e lo terminò un anno dopo. Ibn Juzay, il giovane scriba di origine Andalusa diede al racconto un titolo molto lungo, la cui traduzione risultò pesante e poco estetica. Questo titolo è stato spesso sostituito più efficacemente dall’unica parola: " Rihla ", viaggio, che divenne anche il nome di un genere letterario molto apprezzato in Nord Africa tra il XII e XIV secolo, le cronache di viaggio appunto. Solo nel XIX secolo l’Europa si interessò al nostro etno-geografo quando due studiosi tedeschi pubblicarono separatamente due traduzioni di alcune parti della " Rihla ". La traduzione completa fu eseguita da Defrèmy e Sanguinetti, due studiosi arabisti francesi. Il lavoro durò dal 1853 al 1858 e apparse con il titolo di: " Viaggio di Ibn Battuta ". |
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Vediamo
brevemente il contenuto della " Rihla ". Ibn Battuta scrive: " Uscii
da Tangeri, mia città natale il giovedì 2 del mese di
Rajab 725 ( 14 giugno 1325 ) con l’intenzione di fare un pellegrinaggio
alla Mecca e di visitare la tomba del Profeta ". L’inizio del viaggio,
racconta, fu molto faticoso. Arrivò ad Algeri, unendosi ad una
carovana di mercanti. A Bejaia lo assali una forte febbre, tra Bejaia
e Costantina alcuni briganti cercarono invano di derubarlo. Dopo mille
peripezie, non piacevoli, arrivò ad Alessandria nell’aprile del
1326, dieci mesi dopo aver lasciato Tangeri. Attraversò l’Egitto,
la Siria, la Palestina e soltanto il 1 settembre 1326 potè lasciare
Damasco per l’Arabia. Dopo il pellegrinaggio continuò il viaggio
in Irak e in Persia. In seguito fece altri due pellegrinaggi alla Mecca,
ma fino a questo momento sembra che i suoi viaggi si svolgessero solo
entro il perimetro arabo. Altro articolo attinente: Marco
Polo e Ibn Battuta sulle rotte della Cina |
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