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Henri Cordier * Ibn Battuta il Marco Polo arabo L’Islam medievale
ha avuto numerosi viaggiatori arabi, ma nessuno è stato cosi
importante come Ibn Battuta. Egli ha viaggiato per una trentina d’anni
attraverso il mondo nella stessa epoca in cui visse Marco Polo ( 1254
/ 1324 ). Pur avendo intrapreso viaggi avventurosi e temerari, tali
da far dimenticare quelli del più noto viaggiatore italiano,
egli rimane incredibilmente sconosciuto in Europa e forse non abbastanza
apprezzato nello stesso mondo arabo. Ibn Battuta è nato a Tangeri,
in Marocco nel 1304, all’apoca della dinastia dei Marinidi e apparteneva
ad una famiglia di giuristi musulmani. E’ morto nel 1369 all’età
di 65 anni dopo essersi ritirato a fare il giudice, in una piccola città
di provincia. |
Nel suo racconto, egli ci parla della parte più estesa del mondo abitato a quel tempo riferendosi all’Arabia, Siria, Egitto, Maghreb, Sudan, Afghanistan, India, Cina, Indonesia ecc ... Il racconto di Ibn Battuta non è stato redatto da lui personalmente, ma da uno scriba del sultano merinide Abu Inan che favoriva le opere dello spirito e che in pratica era un mecenate come molti sovrani arabi. Nel 1354, lo scriba di Abu Inan iniziò ufficialmente la stesura del racconto completo di Ibn Battuta e lo terminò un anno dopo. Ibn Juzay, il giovane scriba di origine Andalusa diede al racconto un titolo molto lungo, la cui traduzione risultò pesante e poco estetica. Questo titolo è stato spesso sostituito più efficacemente dall’unica parola: " Rihla ", viaggio, che divenne anche il nome di un genere letterario molto apprezzato in Nord Africa tra il XII e XIV secolo, le cronache di viaggio appunto. Solo nel XIX secolo l’Europa si interessò al nostro etno-geografo quando due studiosi tedeschi pubblicarono separatamente due traduzioni di alcune parti della " Rihla ". La traduzione completa fu eseguita da Defrèmy e Sanguinetti, due studiosi arabisti francesi. Il lavoro durò dal 1853 al 1858 e apparse con il titolo di: " Viaggio di Ibn Battuta ". |
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Vediamo
brevemente il contenuto della " Rihla ". Ibn Battuta scrive: " Uscii
da Tangeri, mia città natale il giovedì 2 del mese di
Rajab 725 ( 14 giugno 1325 ) con l’intenzione di fare un pellegrinaggio
alla Mecca e di visitare la tomba del Profeta ". L’inizio del viaggio,
racconta, fu molto faticoso. Arrivò ad Algeri, unendosi ad una
carovana di mercanti. A Bejaia lo assali una forte febbre, tra Bejaia
e Costantina alcuni briganti cercarono invano di derubarlo. Dopo mille
peripezie, non piacevoli, arrivò ad Alessandria nell’aprile del
1326, dieci mesi dopo aver lasciato Tangeri. Attraversò l’Egitto,
la Siria, la Palestina e soltanto il 1 settembre 1326 potè lasciare
Damasco per l’Arabia. Dopo il pellegrinaggio continuò il viaggio
in Irak e in Persia. In seguito fece altri due pellegrinaggi alla Mecca,
ma fino a questo momento sembra che i suoi viaggi si svolgessero solo
entro il perimetro arabo. Altro articolo attinente: Marco
Polo e Ibn Battuta sulle rotte della Cina |
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