La forza della sragione
di Ariel Levi di Gualdo *
 
     
 
 
 
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Arabi ed ebrei, l'antisemitismo buono e quello cattivo nell'ultimo libro di Oriana Fallaci

Con il suo nuovo libro "La forza della ragione", Oriana Fallaci torna a far gioire gli integralisti cristiani possessori di verità senza calore ed i sionisti fanatici che hanno mutato l'Ebraismo in culto idolatra dello Stato d'Israele.

Tra Oriana Fallaci e Adel Smith che creò disagio nelle studio televisivo di Bruno Vespa, riducendo l'estetica del crocefisso a un "cadaverino in miniatura", c'è di diverso che il secondo si presenta per ciò che è, mentre la prima vorrebbe mutare la sua rabbia in arte, cosa che non si fa con pennellate di pece. Per dipingere servono colori da impastare con una sensibilità capace di cogliere ogni sfumatura. Per la Fallaci e lo Smith esiste solo bianco e nero: o con me o contro di me. Questo libro rischia di unire e incattivire ancora di più le frange minoritarie degli integralisti islamici.

Dai quartieri alti di New York, la diva Oriana contempla il bene supremo come Dante che rimira l'Eterno nell'ultimo Canto del Paradiso. Intervistata nel 2002 da Lucia Annunziata si definì un soldato. Pochi mesi dopo riprende l'attacco contro la Sinistra e la Chiesa Cattolica, che "in nome della pace appoggiano i palestinesi nell'odio verso gli ebrei". La distinzione è d'obbligo, perché corre molta differenza tra semiti, giudei, israeliti, israeliani e sionisti vari. Si tratta di entità diverse che non possono essere fuse nella parola "ebreo", usata dalla Fallaci per collocare i buoni da una parte ed i cattivi dall'altra. Gli ebrei del mondo sono figli d'Israele e formano il popolo spirituale degli israeliti, da non confondere con lo Stato d'Israele e gli israeliani. Gli israeliti sono cittadini dei loro paesi, al cui sviluppo hanno contribuito con ingegno e vite umane, basti ricordare gli ebrei di Francia durante l'Illuminismo e quelli d'Italia nel Risorgimento. L'Ebraismo è sopravvissuto nei duemila anni di Diaspora grazie al genio dei maestri spagnoli. Gli ebrei non sono sopravvissuti nei secoli grazie allo Stato d'Israele, ma soprattutto non hanno nulla da spartire con la politica del suo governo. I rabbini israeliani non sono la Santa Sede dell'Ebraismo mondiale. Anzi capita spesso che l'Ebraismo sia meglio rappresentato dai ventuno secoli di tradizione rabbinica italiana, piuttosto che da certi aschenaziti che si sono ricostruiti i ghetti polacchi in Medio Oriente, ed assieme alle frange del sionismo radicale formano gruppi disgraziati di persone alle quali l'idolo della terra ha dato alla testa. Gli ebrei del mondo, ovvero gli israeliti, non sono degli israeliani in trasferta, soprattutto se si parla di ebrei d'antica tradizione come quelli italiani, spagnoli e francesi, legati alle loro patrie da epoche remote. Questo per ribadire che la parola "ebreo" non è un serbatoio che può contenere ogni genere di confusione.

Nelle sue pagine la Fallaci taccia gli arabi ed i musulmani d'ottusa e cieca arroganza; affermazioni disordinate che riportano alla mente le congiure dei pericolosi ebrei che infettano le società.

Sappiamo tutti che in certi paesi arabi pochi sceicchi tengono in mano il potere politico ed enormi ricchezze, ma una volta espresso questo bisogna mettere la virgola e proseguire. Chi, se non gli Stati Uniti, ha protetto certi dittatori? Non sono stati forse gli Stati Uniti a creare mostri come Saddam Hussein e Osama Bin Laden, per poi stracciarsi le vesti appena queste creature hanno morso il seno alla balia? Fu l'egoismo della Gran Bretagna in combutta con società petrolifere americane, a far cadere il regime laico dello Sciah di Persia, che stava tentando di portare il suo paese verso un vago abbozzo di democrazia; ma voleva anche il cinquanta per cento sugli utili dei pozzi petroliferi, non più il quindici per cento.

Il Khomeini che riportò i persiani indietro di mille anni - per usare i frasari della Fallaci - partì alla volta della Persia da Parigi. E poco dopo la Francia otteneva contratti petroliferi molto vantaggiosi.

La Famiglia Reale dell'Arabia Saudita non governa meglio del decaduto Saddam Hussein. Ma contro questa alleata in affari con gli Stati Uniti non si levano minacce, neppure se ai ladri sono amputate le mani, mentre le adultere finiscono lapidate in piazza e due giovani accusati d'omosessualità uccisi con il taglio della testa.

L'odio di certi popoli musulmani, nasce dal fatto che per decenni hanno visto gli Stati Uniti proteggere i loro tiranni. Questi popoli hanno saggiato bene in quali occasioni i paesi dell'Occidente tuonano in nome dei diritti umani: lo fanno quando certi dittatori si ribellano e nazionalizzano i pozzi di petrolio americani e britannici.

"La rabbia e l'orgoglio" e "La forza della ragione" sono libri che suscitano anche un'altra riflessione: se la Fallaci avesse proferito sugli ebrei e sull'Ebraismo un decimo di quanto ha scritto sugli arabi e sull'Islamismo, sarebbe stata esposta alla gogna e poi fatta a pezzi, altro che pubblicata da un colosso editoriale come Rizzoli!

La parola antisemitismo nasce dalla radice "semita". E gli arabi sono semiti. Ma pare che esista un antisemitismo buono, tal è quello che colpisce gli arabi, ed uno cattivo per il quale si finisce spregiati e poi condannati in sede penale, quello che colpisce gli ebrei.

Molti ebrei illuminati, valutando con orrore il disinteresse da un lato e gli eccessi d'amore politico dall'altro, dopo le uscite della Fallaci si sono stretti intorno ai loro cugini ismaeliti, gran parte dei quali sono molto più semiti di quanto oggi non lo siano gli israeliti.

L'antisemitismo dei nostri giorni colpisce più gli arabi degli ebrei, eppure nessuno se ne cura, perché gli arabi non fanno moda; ma soprattutto non hanno affinato la lama del senso di colpa, utile per spiazzare l'avversario ed indurre il politico europeo a correre subito con la cenere in testa, fin quando il gioco regge...

* Ariel Levi di Gualdo sociologo e giurista, Ŕ membro della ComunitÓ ebraica italiana e collabora con l'Istituto Mediterraneo di Studi Universitari.

Tratto dal quotidiano La Sicilia del 15 aprile 2004

Articolo ripubblicato da Arab.it in data maggio 2004 

 

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