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(Parte seconda - 2 / 2)
Scendevano insieme,
Jussif e gli amici, facendo dondolare secchi e pentole, li lasciavano
a Kamal, e nell'attesa andavano al mercato ebreo profumato di mandarini
a fare un giro. Magari comperavano un cartoccio di ceci arrostiti o un
chewing gum, se qualcuno di loro aveva un mezzo dirham. Ciondolavano sul
muretto, aspettando, e guardavano le bambine che a quell'ora del pomeriggio
passavano con le lunghe assi sulla testa su cui portavano il pane al forno
per farlo cuocere. Poi era quasi notte quando risalivano verso le loro
case con le pentole ed i secchi aggiustati e lucidati. Così quando tornò
a scuola ed ognuno doveva scrivere un tema dal titolo "casa mia", Jussif
mise solo una parola "Marocco" e poi iniziò a disegnare ...odori.
Odore di asino di Ibraim,
e il suo calore ...e vene fuori dalla sua matita il muso dell'animale,
la coda corta, i fianchi larghi. Odore del mercato di spezie e disegnò
cesti ripieni di spezie colorate, di ceci arrostiti, nocciole, semi di
ogni tipo. Odore di colazione del mattino e disegnò il friggitore di ciambelle
con il suo grosso bidone di olio bollente, il gesto veloce con cui faceva
filare la pasta morbida delle ciambelle, il bastone con cui le infilava.
Odore di quando si esce da scuola e si pestano la menta e le erbe rimaste
a terra dopo il mercato, e disegnò gli uomini seduti davanti ai caffè
, le donne davanti ai tavolini bassi di casa, con i loro bicchieri di
tè fumante e profumato. Ed odore di terra battuta, cioè odore di giochi
in piazza, e disegnò la trottola con il lungo filo ed i bimbi più piccoli
seduti per terra o saltellanti su un piede.
Odore di mandarino
e Jussif disegnò il mercato ed i suoi amici con i secchi e le teiere ed
il vecchio Kamal nella sua bottega, come un armadio nero aperto sulla
strada. Odore di pelle e di mordente, e disegnò i pozzi colorati dove
uomini scalzi, con i pantaloni arrotolati, si immergevano per tingere
le pelli e ne uscivano ognuno di un colore diverso: un uomo giallo sino
alla vita, uno rosso sulle braccia e le gambe, uno nero.
Jussif non finì il
tema quel giorno, e nemmeno il giorno dopo. I suoi compagni e la maestra
guardavano i suoi disegni e chiedevano mille cose, guardavano i suoi disegni
e gli dicevano le parole italiane per descrivere le cose. Gli raccontavano
le loro storie di giochi, di colori, di odori, di vita quotidiana o di
fantasia.
Jussif continuò a disegnare
per giorni. Alla fine aveva esaurito gli odori, consumati i pastelli e
fatto molti amici ed imparato a conoscere la sua nuova terra attraverso
i suoi amici.
Jussif da grande girò
il mondo e diventò un narratore di storie d'odore a colori.
* Questa favola è stata premiata come seconda al premio Anderson e gentilmente
concessa a www.arab.it dalla stessa autrice Dott.ssa Paola Manduca.
* Le illustrazioni sono della Dott.ssa Paola Manduca.
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