|
Mi è venuto in mente, o re felice, che c'era una volta, nel tempo
andato, in una certa città, una donna, figlia di ricchi mercanti,
la quale aveva un marito che era un gran viaggiatore. Ora accadde che
una volta questo marito partì per visitare paesi lontani e la sua
assenza si prolungò a tal punto che la moglie fu colta da grandissima
noia, e non potendo più sopportare la sua solitudine, tanto più
che era molto bella e nel fiore degli anni, accettò la corte di
un giovanotto figlio di mercanti.
I due si amarono con tanta passione che da quel momento le giornate parvero
alla donna non già lunghe ma brevissime e, poiché il giovane
era instancabile nel dare quanto la donna era insaziabile nel prendere,
così fra il dare e il prendere il tempo cominciò a scorrere
molto lietamente e la donna smise di lagnarsi per la lunga assenza del
marito viaggiatore.
Ora avvenne che un giorno questo giovanotto litigò con un uomo
e lo picchiò e quest'uomo andò dal capo della polizia a
sporgere denuncia, e il giovanotto venne preso e gettato in carcere.
Quando l'amante seppe che il giovanotto era stato chiuso in prigione,
si disperò moltissimo e quasi perdette il senno, ma poi ci ripensò
meglio; si vesti con gli abiti più belli e si recò a casa
del capo della polizia. Lo salutò con un grazioso inchino e gli
porse la seguente petizione scritta: " Colui che tu hai gettato in
carcere è il Tal dei Tali mio fratello, il quale ha litigato con
un certo Tizio; ma la cagione del litigio e il modo in cui si sono svolte
le cose ti sono stati falsamente riferiti da testimoni non degni di fede.
Perciò mio fratello è ora ingiustamente chiuso nelle tue
carceri, e io sono rimasta sola e senza alcuno che provveda a me. Imploro
quindi la tua clemenza affinché egli venga liberato. "
Quando il capo della polizia ebbe letto la supplica, osservò la
donna, vide che era bella, e subito fu preso dal desiderio di possederla;
perciò le disse: " Entra un momento nelle mie stanze, fintanto
che io abbia risolto questa faccenda. Dopo, potrai portarti via tuo fratello.
" " Signore mio, " rispose la donna; " solo Allàh
Onnipotente è il mio protettore; io sono straniera in questa casa
e non posso entrare nelle tue stanze. " " Parliamoci chiaro,
" replicò il capo della polizia, " se vuoi che tuo fratello
venga liberato, non v'è altro mezzo se non questo: che tu entri
nelle mie stanze lasciando che io prenda di te tutto il mio piacere. "
Quando udì queste parole, la donna sospirò e rispose: "
Se così deve essere né v'è altro modo di fare uscire
mio fratello dal carcere, sarà meglio che tu venga a casa mia,
dove potrai riposare tutto il giorno senza che alcuno ci disturbi, e il
mio onore sarà salvo. " " E dov'è casa tua? "
" Nel tal posto, " rispose la donna, e gli fissò un appuntamento.
Poi se ne andò lasciandolo pieno di desiderio e impaziente di soddisfarlo.
Visto come si erano messe le cose, la donna pensò di andare dal
giudice della città, al quale disse: " 0 mio signore, sei
tu il cadì di questa città? " " Sì! "
rispose il cadì. " Ebbene, mio signore, degnati di considerare
con clemenza il mio caso e l'altissimo non mancherà di ricompensarti!
" Allora il cadì disse: " Quale torto ti è stato
fatto? " E la donna rispose: " Signore mio, io ho un fratello
e non ho altri a questo mondo che mi sostenga e mi protegga; ed è
appunto per causa sua che sono venuta da te; infatti, il capo della polizia
lo ha messo in prigione come un delinquente perché certi uomini
hanno fatto contro di lui falsa testimonianza. Ora io ti supplico d'intercedere
per lui presso il capo della polizia. "
Udendo queste parole, il cadì si avvicinò alla donna, la
guardò e fu preso da violenta passione per lei, così che
le disse: " Entra in casa e riposati un momento in compagnia delle
mie schiave mentre io mando al capo della polizia l'ordine di liberare
tuo fratello. E se ci sarà un'ammenda da pagare, la pagherò
io di tasca mia, a patto che tu lasci ch'io sfoghi con te il mio desiderio
perché il tuo bel modo di parlare mi ha reso innamorato di te."
Allora la donna disse: " Se tu, signore mio, fai queste cose, allora
non possiamo più biasimare nessuno. " E il cadì replicò:
" Se non entri in casa, puoi pure andartene per i fatti tuoi. "
La donna sospirò, come se fosse rassegnata, e disse: " Se,
così deve essere, signore, sarà meglio che questa cosa avvenga
in casa mia, perché qui ci sono schiave, eunuchi e gente che va
e gente che viene, e io sono una donna che non è abituata a simili
faccende, e se lo faccio è perché vi sono costretta. "
" E dov'è casa tua? " " Nel tal posto, " rispose
la donna, e gli diede appuntamento per lo stesso giorno in cui aveva dato
appuntamento al capo della polizia.
Uscita da casa del cadì, si recò nel luogo dove stava il
visir, e dopo avergli presentato la petizione spiegandogli che aveva assolutamente
bisogno dell'assistenza del fratello, lo supplicò d'intercedere
in suo favore. Ma anche il visir, dopo avere osservato le forme graziose
della donna, le disse che suo fratello poteva essere liberato solo se
ella acconsentiva a fare subito con lui quella tal cosa.
Allora la donna gli disse: " Se non è possibile farne a meno,
facciamola almeno a casa mia, un luogo più discreto per me e per
te. Non è distante, e tu sai che noi donne amiamo la pulizia e
gli agi. " " E dov'è casa tua? " " Nel tal
posto, " rispose la donna, e gli fissò lo stesso appuntamento
che aveva dato agli altri due.
Lasciato il 'visir, la donna si recò dal re della città,
che stava seduto in trono, e dopo avere baciato la terra davanti ai suoi
piedi lo supplicò che liberasse dal carcere il fratello. "
Chi lo ha imprigionato? " domandò il re. E la donna rispose:
" E stato il tuo capo della polizia. " Ma intanto il re, che
l'aveva sentita parlare e aveva osservato la delicatezza delle sue forme,
si senti bruciare il cuore da violento amore e ordinò alla donna
di entrare con lui nel palazzo, mentre egli avrebbe dato ordine al cadì
di liberare il fratello. " 0 potente signore, " rispose la donna,
" non potrei andare ad aspettare mio fratello a casa mia, o recarmi
io stessa a prenderlo alle carceri? " " Questo non può
essere, " rispose il re, " perché io sono stato preso
da grande amore per te ed è assolutamente indispensabile che io
soddisfi questa passione. Se io non farò con te ciò che
il marito fa con la moglie, tu non rivedrai mai tuo fratello. " "
0 re potentissimo, " rispose la donna baciando la terra davanti al
sovrano, " a te nessuno può resistere ed è facile per
te ottenere quello che chiedi, con le buone o con le cattive. Io sono
felice che tu abbia posto gli occhi sopra di me, ma sarò ancor
più felice se tu vorrai onorare con la tua presenza la mia casa,
che è un luogo discreto ed appartato dove nessuno potrà
interromperci. " E il re rispose: " In questo non voglio contraddirti.
"
Allora la donna indicò al re dove fosse la sua casa e gli fissò
lo stesso appuntamento che aveva fissato agli altri tre.
Così la donna uscì dal palazzo reale e si recò da
un tale che faceva il falegname e gli disse: "Voglio che tu mi faccia
per il tal giorno un armadio molto robusto, a quattro piani. Le misure
devono essere queste e queste e voglio che ogni ripiano abbia un suo sportello
e che questo sportello si chiuda con un solido catenaccio. Ora dimmi qual
è il tuo prezzo, ché io te lo pagherò. "
Il falegname, che aveva adocchiato la sua cliente mentre costei parlava,
rispose: " Signora mia, il tempo che tu mi dai per costruire quest'armadio
è poco e se io dovessi chiederti un prezzo non potrei chiederti
meno di quattro dinàr d'oro. Ma, se tu vorrai entrare un momento
nel mio retrobottega per chiacchierare un poco, forse potremmo intenderci,
e io ti fabbricherei l'armadio senza chiederti nemmeno un soldo. "
La donna rispose: " Certo, l'idea di risparmiare quattro dinàr
d'oro non mi ripugna, ma ti pare che il tuo retrobottega sia il luogo
adatto per fare il genere di discorsi che tu vuoi fare con me? lo credo
che staremo molto più comodi e a nostro agio in casa mia, così,
se tu mi porterai domani questo armadio, fatto come t'ho detto... A proposito,
già che ci sei, sarà meglio che tu lo faccia di cinque ripiani
invece che di quattro... ti prometto che discorreremo con tutta calma
e tanto a lungo finché avrai fiato per discorrere. " A queste
parole il falegname soddisfatto rispose: " Sia come tu vuoi, signora.
Domani ti porterò l'armadio finito di tutto punto. "
Sistemata anche questa faccenda, la donna si recò a casa sua, prese
quattro vesti da casa del marito e le portò dal tintore ordinandogli
di tingerle in quattro colori diversi. Quindi si occupò a preparare
tutto l'occorrente in fatto di cibi, bevande, fiori e profumi.
Il giorno dell'appuntamento, la donna si vesti con il suo abito più
ricco e più bello, si acconciò e si profumò, stese
per terra morbidi e sontuosi tappeti, quindi si sedette in attesa del
primo che sarebbe venuto. Ed ecco che il primo a presentarsi fu il cadì:
quando la donna lo vide, si alzò, gli andò incontro e dopo
aver baciato la terra davanti a lui lo prese per mano e lo fece sedere
su un divano. Poi la donna si sdraiò accanto a lui e cominciò
a scherzare e a fargli mille moine, sì che il cadì senti
agitarsi dentro di sè l'eredità di suo padre e volle soddisfare
subito il suo desiderio, ma la donna gli disse: " Signore mio, togliti
codesti abiti e codesto turbante e mettiti indosso questa vestaglia gialla,
e poniti in testa questo fazzoletto mentre io porto cibi e bevande. Dopo
che ci saremo rifocillati, farai quello che vorrai. "
Così dicendo, gli prese gli abiti e il turbante e gli mise la vestaglia
e il fazzoletto. Ma ecco che si senti bussare alla porta e il cadì
chiese: " Chi è che bussa alla porta? " E la donna rispose:
" Mio marito. " Allora il cadì disse: " E ora cosa
si fa? Dove posso andare? " " Non aver paura, " disse la
donna, " ti nasconderò in questo armadio. " " Fa'
tu come ti sembra meglio. "
Così la donna lo prese per mano e lo spinse nel ripiano più
basso dell'armadio. Poi chiuse lo sportello con il catenaccio e andò
alla porta di casa dove trovò il capo della polizia. La donna s'inchinò
a baciare la terra davanti a lui, poi lo prese per mano e lo condusse
nella sala dove lo fece sedere sul divano e gli disse: " Mio signore,
questa casa è la tua casa, questa dimora è la tua dimora
ed io sono la tua serva; passeremo insieme una intera giornata, perciò
togliti codesti abiti e indossa questa vestaglia rossa. " Così
gli tolse gli abiti, gli fece indossare la vestaglia rossa e gli mise
in capo un vecchio fazzoletto che aveva in casa; dopo di che si sedette
accanto a lui sul divano e cominciò a fargli carezze e moine, mentre
il capo della polizia l'abbracciava e la toccava ed era in un mare di
delizie. A questo punto la donna gli disse: " Signore, questa giornata
è tutta tua e nessuno la dividerà con te; ma prima usami
il favore e la cortesia di scrivermi un ordine per il rilascio di mio
fratello, così che io possa godere della tua compagnia con animo
più leggero. " " Ascolto e obbedisco, " disse il
capo della polizia; " per la mia vita e per i miei occhi avrai l'ordine!
" E sull'istante scrisse al suo intendente una lettera del seguente
tenore: " Appena riceverai questo messaggio, libera senza indugio
il Tal dei Tali e non opporre al latore della presente alcuna difficoltà.
" Poi appose il sigillo alla lettera e la consegnò alla donna,
la quale, dopo averla riposta accuratamente, si sdraiò di nuovo
sul divano e ricominciò a scherzare con il capo della polizia.
Sennonché, a un certo punto qualcuno bussò alla porta. "
Chi sarà mai? " chiese il capo della polizia. E la donna rispose:
" Mio marito. " " E adesso che cosa faccio? " "
Entra in questo armadio e restaci finché non lo avrò mandato
via con un pretesto e potrò ritornare da te. " Ciò
detto, lo ficcò nel secondo ripiano dell'armadio a cominciare dal
basso e poi chiuse col catenaccio lo sportello; e intanto il cadì,
che era chiuso nel ripiano inferiore, sentiva tutto quello che dicevano.
Poi la donna andò alla porta di casa, la apri, ed ecco che entrò
il visir. Ella si inginocchiò davanti a lui e baciò la terra
e lo ricevette con tutto l'onore e il rispetto dicendo: " o mio signore,
tu mi fai un grande onore entrando in questa casa; che Allàh non
ci tolga mai la luce della tua presenza! "
Quindi lo fece sedere sul divano e gli disse: " Signore, togliti
questi abiti pesanti e il turbante e indossa questa veste più leggera.
" Così dicendo, gli tolse gli abiti e il turbante e gli mise
indosso una sorta di tunica azzurra con un alto cappuccio rosso. "
Gli abiti che avevi erano quelli della tua carica, " gli disse, "
ma ogni circostanza vuole il suo abito, e perciò è giusto
che ora tu indossi questa veste leggera, che meglio si addice alle schermaglie
amorose, allo spasso e al sonno. " Ciò detto, ella si sdraiò
sul divano e cominciò a scherzare con il visir, finché questi
senti che quella tal cosa non poteva più essere rimandata; ma la
donna lo allontanò dicendo: " Signore mio, perché tanta
fretta? Non ci mancherà certo il tempo. "
E mentre stavano chiacchierando ecco che si senti bussare alla porta e
il visir le chiese: " Chi è mai? " " Mio marito.
" " Che devo fare? " chiese il visir. " Entra in questo
armadio, " disse la donna. " Non appena mi sarò sbarazzata
di lui tornerò da te. Intanto, tu non aver paura di nulla. "
Così lo fece entrare nel terzo ripiano dell'armadio e chiuse lo
sportello con il catenaccio; dopo di che andò alla porta di casa,
davanti alla quale c'era il re in persona.
Non appena ella vide il sovrano, baciò la terra davanti a lui e,
presolo per mano, lo condusse nella sala e lo fece sedere con grande rispetto
sul divano dicendogli: " In verità, o re, tu mi fai un altissimo
onore, tanto che, se io ti offrissi il mondo intero e tutto ciò
che esso contiene, tale dono non varrebbe uno solo dei passi che tu hai
fatto per venire fin qui. " Poi, dopo essersi di nuovo inchinata
e aver baciato la terra davanti al sovrano, gli disse: " Concedimi
di dire una parola. " " Di' quello che vuoi,,," rispose
il re, e allora la donna disse: " 0 mio signore, mettiti a tuo agio
e togliti questi abiti e questo turbante. " Il re, ben lieto di accontentarla,
si tolse di dosso gli abiti, che valevano per lo meno mille dinàr,
e si mise addosso una vestarella sdrucita che valeva tutt'al più
dieci dirham.
Poi la donna si mise a chiacchierare e a scherzare con lui; e mentre tutto
ciò accadeva, gli altri che erano chiusi nell'armadio sentivano
ogni cosa ma non osavano dire una parola.
E dopo un poco che erano lì a scherzare, il re, sentendo l'imprescindibile
urgenza di possedere la giovane, allungò le mani per slacciarle
gli abiti; ma quella gli disse: " Questa cosa avremo tempo di farla
quante volte vorremo, ma prima io desidero che tu ti rifocilli e accetti
ciò che ho preparato appositamente per te. "
Ma ecco che, mentre stavano parlando, si sentì picchiare alla porta,
e il re chiese alla donna: " Chi è che bussa? " "
Mio marito. "
Allora il re si corrucciò e disse: " Fa' che se ne vada con
le buone, altrimenti verrò io alla porta e lo costringerò
ad andarsene. " " Questo non starebbe bene, mio signore, "
rispose la donna; " abbi pazienza e lascia che sia io a mandarlo
via con qualche stratagemma. " " Ma intanto io che cosa farò?
" Allora la donna lo prese per mano, lo fece entrare nel quarto ripiano
dell'armadio e chiuse lo sportello con il catenaccio. Poi andò
ad aprire la porta di casa ed ecco che entrò il falegname e la
salutò.
E come lo vide la donna lo affrontò dicendogli: " Che razza
di armadio mi hai fabbricato? " " Cosa c'è che non va,
mia signora? " s'informò il falegname. E quella rispose: "
Il ripiano in cima è troppo stretto. " Rispose il. falegname:
" Questo non può essere. " E la donna: " Entra e
vieni a vedere con i tuoi occhi; è così stretto che non
ci entreresti nemmeno tu. " Al che il falegname rispose: " L'ho
fatto tanto grande che ci entrerebbero quattro persone. " E dicendo
ciò si infilò nel quinto ripiano; ed ecco che la donna gli
chiuse addosso lo sportello mettendo il catenaccio. Poi prese la lettera
del capo della polizia e si recò dall'intendente, il quale, dopo
aver letto il messaggio e averlo baciato, consegnò alla donna il
giovane amante. Ella raccontò all'amico tutto quello che aveva
fatto, e questi disse: " E adesso,. come dovremo comportarci? "
" Ce ne andremo in un'altra città, " rispose la donna,
" perché dopo questa faccenda qui non è più
aria per noi. "
Così i due presero tutti i loro averi, compresi gli abiti preziosi
dei personaggi che erano rinchiusi nell'armadio, e dopo aver caricato
ogni cosa sui cammelli partirono per un'altra città.
Intanto, i cinque chiusi nell'armadio se ne stavano in silenzio per paura
che in casa ci fosse qualcuno e si accorgesse di loro.
E rimasero così per tre giorni e tre notti, senza mangiare, senza
bere e senza poter soddisfare i bisogni corporali, fino a che il falegname,
che aveva una gran voglia di orinare, non poté più trattenersi
e mollò una gran bagnata in testa al re, e il re minse in testa
al visir, e il visir orinò in testa al capo della polizia, e il
capo della polizia pisciò in testa al cadì, il quale come
sentì cadere quella gran pioggia cominciò a gridare:
" Che razza di porcheria è questa? Non basta che si debba
stare chiusi qui dentro, dobbiamo anche sentirci pisciare in testa? "
Allora il capo della polizia riconobbe la voce del cadì e gli gridò:
" Che Allàh ti rimeriti, o cadì! " E così
il cadì seppe che sopra di lui c'era il capo della polizia. Poi
il capo della polizia alzò anch'egli la voce e disse rivolto a
quello del piano di sopra: " Che razza di porcheria è questa?
" E il visir di rimando: " Che Allàh ti rimeriti, o capo
della polizia! " Cosi il capo della polizia seppe che sopra di lui
c'era il visir. A sua volta il visir si mise a gridare: " Che razza
di porcheria è questa? " Ma quando il re udì la voce
del suo ministro rimase zitto e non si diede a conoscere. Allora il visir
disse: " Allàh maledica colei che ci ha fatto questo scherzo!
Quella dannata femmina è riuscita a chiudere in questo armadio
i maggiori dignitari dello stato, fatta eccezione per il re. " Allora
il re non si poté più trattenere ed esclamò: "
Taci, o visir, perché io sono stato il primo a cadere nella rete
di questa infame puttana. "
A questo punto il falegname cominciò a gridare: " E io in
tutto questo che cosa c'entro? Le ho fabbricato un armadio per quattro
dinàr d'oro, e, quando sono venuto a riscuotere, con un inganno
mi ha fatto entrare qui e mi ci ha chiuso dentro. " Poi tutti e cinque
cominciarono a chiacchierare per distrarre il sovrano e per non pensare
ai loro guai.
E mentre ciò accadeva ecco che tornò dal suo lungo viaggio
il marito della donna e, arrivato davanti alla porta di casa sua, cominciò
a bussare. Ma per quanto bussasse nessuno gli veniva ad aprire. Allora
si rivolse ai vicini e chiese notizie della moglie, ma questi non ne sapevano
nulla ed anzi si meravigliavano moltissimo che nessuno andasse ad aprire
perché fino a tre giorni prima avevano visto la donna che entrava
ed usciva. Allora, temendo che fosse successa qualche disgrazia, sfondarono
la porta ed entrarono tutti in casa con il marito in testa; e quando furono
arrivati nella sala videro quel grande armadio, dal quale veniva uno strano
rumore di voci. " Sicuramente, " disse un vicino, " questo
armadio è abitato da spiriti maligni.
La cosa migliore da fare è di prenderlo e dargli fuoco. "
Quando quelli che stavano dentro sentirono ciò, cominciarono a
gridare: " Non lo fate! Non lo fate! " Allora il marito e i
vicini si dissero l'un l'altro: " Questi sono proprio spiriti maligni,
che per farci credere di essere creature mortali parlano con voce di uomini.
" Udendo queste parole, il cadì cominciò a recitare
alcuni versetti del Corano acciocché quelli che erano di fuori
fossero sicuri che quelli che erano dentro non erano spiriti maligni.
Poi disse ai vicini: " Avvicinatevi all'armadio in cui siamo rinchiusi.
" E quando quelli furono vicini disse: "lo sono il cadì,
e ho riconosciuto fra voi la voce del tale e del tal altro e sappiate
che qui dentro non sono solo. " " Ma si può sapere chi
vi ha ficcato lì dentro? " chiese il marito della donna. Allora
il cadì raccontò dal principio alla fine tutto quanto era
accaduto. Dopo di che mandarono a chiamare un falegname, il quale ruppe
i cinque catenacci, apri i cinque sportelli ed ecco che uno dopo l'altro
uscirono dall'armadio il cadì, il capo della polizia, il visir,
il re e il falegname; e poiché erano vestiti con gli strani abbigliamenti
che aveva posto loro indosso la donna, guardandosi l'un l'altro cominciarono
a ridere di quella straordinaria avventura. Alla fine il re, vedendo in
un canto il marito della donna, che era l'unico a non ridere di tutta
quella faccenda, per consolarlo lo nominò suo visir della mano
sinistra. Poi, dato che le più alte cariche dello stato non potevano
comparire al cospetto della gente in quella buffa tenuta, furono mandati
a prendere altri vestiti e ognuno assunse così l'aspetto che competeva
alla sua alta posizione, dopo di che ciascuno se ne andò per i
fatti suoi.
|