Storia di Dalila la volpe e di Alì il cairino, detto Argentovivo
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pilastri Si racconta, o re felice, che al tempo del califfo Harùn ar-Rashìd vivevano in Bagdad un uomo chiamato Ahmed ed-Danif e un altro chiamato Hasan Shumàn, entrambi famosi per la loro abilità nel compiere imbrogli e ladrocini. Le loro gesta in questo campo erano addirittura prodigiose, ed è per questo che il califfo, il quale sapeva mettere a frutto il talento di ogni uomo, un giorno li convocò alla sua presenza e li nominò capi della polizia, dando loro le vesti e le insegne del grado, mille dinàr al mese di stipendio e quaranta uomini. Così Ahmed ed-Danif ebbe l'incarico di sorvegliare la parte destra della città di Bagdad e Hasan Shumàn ebbe l'incarico di sorvegliare la parte sinistra.
In quello stesso tempo viveva nella città di Bagdad una vecchia chiamata Dalila la Volpe, la quale aveva una figlia conosciuta con il nome di Zainab la Furba. Quando sentirono ciò che era capitato ad Ahmed ed-Danif e a Hasan Shumàn, Zainab la Furba disse alla madre: " Guarda un po', mamma, che cosa si deve vedere! Questo farabutto di Ahmed ed-Danif, che è dovuto scappare dal Cairo, è venuto a Bagdad e ha combinato tante di quelle bricconate che è divenuto famoso e il califfo lo ha nominato capo della polizia della parte destra della città, mentre il suo degno compare, quel rognoso di Hasan Shumàn, è diventato capo della polizia della parte sinistra! E ora tutti e due se la spassano giorno e notte al palazzo del califfo, intascano mille dinàr al mese di stipendio e sono rispettati e temuti da tutti quanti. E noi ce ne stiamo qui con le mani in mano, non abbiamo una posizione e nessuno ci rispetta! "
Ora bisogna sapere che il marito di Dalila era stato in passato un personaggio importante presso il califfo, in quanto allevava e custodiva i piccioni viaggiatori che portavano in ogni parte i messaggi del califfo e pertanto erano più preziosi, agli occhi di costui, di uno dei propri figli. Perciò il califfo aveva molto caro il custode dei suoi piccioni e gli dava ogni mese un appannaggio di mille dinà e gli aveva concesso vesti d'onore e numerose prerogative. Però questo custode dei piccioni era ormai morto e dimenticato, e così Dalila era rimasta senza alcun appoggio e aveva dovuto ingegnarsi da sé, diventando cosi esperta nell'arte di tessere imbrogli e intrighi, così furba e scaltra che avrebbe saputo ingannare anche un serpente; il diavolo, poi avrebbe avuto parecchio da imparare da lei.
Orbene, Zainab disse alla madre: " Suvvia, mamma, muoviti, inventa qualche espediente o qualche imbroglio che ci renda famose nella città di Bagdad, si che il nostro nome giunga fino alle orecchie del califfo e noi si possa tornare ad essere rispettate e avere appannaggi ed onori! " " Sulla tua vita, figlia mia, " disse allora Dalila la Volpe, " ti prometto che saprò fare a Bagdad cose tali da oscurare la fama anche di due pendagli da forca come Ahmed ed-Danif e Hasan Shumàn. "
Ciò detto, si coprì il viso con il velo, indossò una veste da asceta con le maniche enormi che scendevano fino a terra, si strinse la vita con una cinta di lana, prese un orcio, lo riempì d'acqua, vi mise sull'imboccatura tre dinàr e lo chiuse con un tappo di fibre di palma; poi si avvolse intorno alle spalle e al petto un rosario dai grani pesanti come ceppi di legna da ardere e, infine, tenendo in mano uno stendardo simile a quello degli asceti mendicanti, fatto con stracci gialli, rossi e verdi, usci i casa gridando: " Allàh! Allàh! " Ma se le sue labbra esaltavano il nome del Signore, la sua mente correva lungo le piste del male alla ricerca di imbrogli e perversità.
Andò così girando di quartiere in quartiere e di strada in strada, fino a che giunse in un vicolo cieco, pavimentato di marino ben scopato e innaffiato, in fondo al quale c'era una porta ornata d'alabastro, sulla cui soglia sedeva un portiere magrebino.'
Quella casa apparteneva al capo delle guardie del califfo, un uomo importante e ricco, il quale godeva di lauti appannaggi e possedeva molti beni mobili e immobili. Quest'uomo era però di carattere assai violento e aveva l'abitudine, prima, di colpire e poi di parlare; per questo veniva chiamato Hasan il Flagello delle Strade. Egli era sposato con una bellissima giovinetta, la quale la prima notte di nozze gli aveva fatto giurare di non prendere mai una seconda moglie finché essa sarebbe stata viva e di non dormire mai fuori di casa.
Le cose erano a questo punto quando un giorno l'emiro Hasan Flagello delle Strade, essendosi recato al Divano, vide gli altri emiri tutti accompagnati da uno o più figli. Proprio quella mattina, mentre si trovava dal barbiere e si guardava nello specchio aveva notato diversi peli bianchi nella barba e si era detto: " Perché Colui che si è preso tuo padre non ti darà la consolazione di un figlio? " Con questi tristi pensieri in capo se ne tornò a casa e alla moglie, che gli augurava la buona sera, rispose: " Vattene, e che io non ti veda! Dal giorno in cui ti ho sposata, non ho avuto bene! " " Che significa ciò? " gli chiese la moglie. " La prima notte che giacqui con te, " disse l'emiro, " mi facesti giurare di non prendere mai una seconda moglie ed io ho rispettato il giuramento! Ma ecco che ora io mi reco al Divano e vedo che ogni emiro è accompagnato da uno o più figli e allora mi si affaccia nella mente il pensiero della morte e mi dico che chi non ha avuto figli viene presto dimenticato! Per questo sono adirato con te, perché tu sei sterile e non saprai mai darmi un figlio! "
A queste parole la giovane rispose: " Che il nome di Allàh sia su di me e intorno a me! Se ciò non avviene, non è per colpa mia, ché io pesto nel mortaio droghe ed erbe e radici e ho fatto tutto quanto era possibile. Piuttosto sei tu sterile come un mulo, e il tuo seme non ha consistenza e non è capace di fecondare le donne! "
" Se è così, " rispose il marito, " quando tornerò da un viaggio che devo fare prenderò una seconda moglie e vedremo se Allà non mi darà ascolto! " A questo punto stavano le cose dall'emiro Hasan quando Dalila la Volpe si trovò a passare sotto le finestre della casa e vide la moglie dell'emiro vestita di abiti lussuosissimi e carica di monili e gioielli. Allora la vecchia si disse: " Dalila, è arrivato il momento di inventare qualcuno dei tuoi trucchi. Se tu riuscissi a tirar fuori di casa costei e a spogliarla dei suoi abiti e delle sue gioie, avresti fatto una cosa ammirevole. "
Allora s'inoltrò nel vicolo cominciando ad invocare ad alta voce il nome di Allàh, sicché tutte le donne del vicinato si affacciarono per chiedere la benedizione di quella santa vecchia. Anche la moglie dell'emiro si commosse vedendo quella venerabile asceta e pensò di implorarne la benedizione sulle sue faccende. Chiamò una ancella le disse: " Scendi subito dallo sceicco Abu Alì, il portinaio, baciagli la mano e digli che la sua padrona, la signora Khatùn, gli chiese di lasciare entrare questa santa vecchia affinché possa benedire la nostra casa. " L'ancella scese, fece la commissione come le era stato ordinato e lo sceicco Abu Alì si avvicinò alla vecchia e volle baciarle la mano, ma questa glielo impedì dicendo: " Allontanati, acciocché il contatto delle tue labbra non renda vana la mia abluzione! Che Iddio ti liberi da questo stato di servitù, o sceicco Abu Alì, perché tu sei nelle buone grazie di Allàh e dei suoi santi! " Questa benedizione fece molto piacere al portinaio, il quale avanzava,tre mesi di stipendio e non sapeva come fare per richiederli all'irascibile emiro Hasan. Così disse a Dalila: " Lascia almeno, o santa vecchia, che io beva un goccio d'acqua dal tuo orcio, acciocché la benedizione scenda anche su di me. " Dalila agitò l'orcio facendone saltar via il tappo di fibra, ed ecco che i tre dinàr che aveva infilato nell'imboccatura caddero per terra. A quella vista lo sceicco Abu Alì disse fra sè: " Questa vecchia deve essere proprio di coloro che hanno il potere di fare il bene. L'Altissimo deve averle rivelato che io avevo bisogno di denaro, ed ecco che costei ha fatto piovere dal cielo questi tre dinàr. "
Raccolse le tre monete da terra e le porse alla vecchia dicendo: " Ecco, zia, prendi questi tre dinàr che ti sono caduti dalla brocca. " Ma Dalila la Volpe rispose! " Non sia mai detto! lo non mi curo delle cose di questo basso mondo! Prendili e goditeli tu in acconto di ciò che ti deve il tuo padrone! " Allora lo sceicco Abu Alì levò le braccia al cielo ed esclamò: " Sia lode ad Allàh per il suo aiuto! Ecco un fatto che ha del miracoloso! " Dopo di che il portinaio fece entrare in casa la vecchia affidandola all'ancella. che l'accompagnò nelle stanze della sua padrona. Quando Dalila fu dinanzi alla signora Khatùn, vide che abiti e gioie erano ancora più preziosi di quel che le fosse parso osservandoli da lontano. " Figlia mia, " disse la vecchia, " è stata l'ispirazione divina a mandarmi da te! " Allora Khatùn le fece offrire da mangiare, ma Dalila rispose: " lo non mangio i cibi di questa terra e solo cinque volte all'anno rompo il mio digiuno. Ma poiché, figlia mia, ti vedo afflitta, voglio che tu mi racconti la causa della tua tristezza! " Allora la signora Khatùn, che aveva quel gran peso sul cuore, se ne liberò raccontando ciò che era accaduto fra lei e il marito. Quando ella ebbe finito di raccontare, Dalila si alzò e disse: " Figlia mia, bisogna che io ti conduca dallo sceicco Abu 'I-Hamalàt, il moltiplicatore delle gravidanze. Tu confida lì senza timore le tue pene e fagli un voto. Vedrai che quando tuo marito tornerà dal viaggio si congiungerà con te e tu rimarrai incinta di un bambino o di una bambina. Dovrai però fare voto di consacrare il nascituro, come derviscio, al servizio dello sceicco Abu 'I-Hamalàt! "
Con il cuore pieno di gioia e di speranza, la signora Khatùn indossò allora un abito ancora più lussuoso di quello che aveva, si mise tutte le gioie più belle, poi disse a una serva: " Custodisci la casa mentre io sono assente! " Ciò detto, prese la mano della vecchia Dalila e uscì. Sulla porta incontrarono lo sceicco Abú Alì, il portinaio, il quale chiese: " Dove vai, signora? " " Vado a visitare lo sceicco Abu 'I-Hamalàt, moltiplicatore delle gravidanze, " rispose la signora Khatùn. " Questa santa vecchia, " esclamò il portinaio, " è una vera benedizione di Allàh! Essa può molto in fatto di miracoli e guarigioni; che il frutto dei suoi lunghi digiuni possa spandersi sul tuo capo, o signora! "
Così la giovane e la vecchia uscirono, ma, strada facendo, Dalila la Volpe pensava: " Come faccio a spogliarla delle gioie e dei vestiti,. con tutto questo viavai di gente? " Poi, d'un tratto le venne un'idea e disse alla giovane: " Figlia mia, seguimi a una certa distanza ma senza perdermi di vista, perché io sono una donna molto conosciuta e chiunque ha un peso sul cuore o un voto da fare mi ferma per la strada e si affida a me. Perciò è meglio che tu mi segua a qualche passo di distanza. " Continuarono così a camminare mentre per la strada risuonava il tintinnio degli anelli d'oro alle caviglie della giovane, al quale rispondeva armoniosamente quello delle monetine appese alle trecce false.' Camminando camminando arrivarono nel suk e si trovarono a passare davanti alla bottega di un giovane mercante che si chiamava Sidi Mosen ed era ancora quasi un ragazzo,tanto che la barba cominciava appena a spuntargli sulle guance.
Sidi Mosen, vedendo venire avanti la giovinetta, annunciata dal tintinnio dei suoi monili, cominciò a lanciarle delle occhiate piene di desiderio, sì che Dalila la Volpe non tardò ad accorgersene. Allora tornò indietro si avviò alla signora Khatùn e le disse: " Figlia mia, siediti un momento a riposare accanto a questa bottega mentre io vado a parlare d'una certa faccenda con quel giovane mercante. " Così la signora Yhatùn si sedette davanti alla bottega del bel giovanotto, il quale ebbe tutto l'agio di contemplarla e quando ella gli lanciò un'occhiata mancò poco che diventasse pazzo. Quando lo vide cotto a puntino, la vecchia Dalila gli si avvicinò e gli disse: " Non sei tu Sidi Mosen il mercante? " " Certo! Chi ti ha detto il mio nome? " " Della brava gente che mi ha indirizzato da te. Sappi, figlio mio, che quella ragazza che vedi seduta là di fronte è mia figlia. Suo padre era un ricco mercante che è morto lasciandola in possesso di ricchezze considerevoli. Oggi ella esce di casa per la prima volta. Mi sono decisa a questo perché ho constatato da segni incontrovertibili che ella è diventata pubere e perciò desidero subito offrirla in matrimonio. Una ispirazione divina mi ha condotto da te ed ecco che, se tu la vuoi, io te la dò in moglie.
Se sei povero non preoccuparti di nulla perché io ti darò il suo capitale e tu potrai aprire due botteghe invece di una. "
A queste parole il giovanotto, al colmo dell'esultanza, esclamò: " 0 santa vecchia, avevo chiesto ad Allàh una sposa ed Egli non solo mi manda questa bellissima giovinetta, ma ancora mi concede le tre C che fanno felice ogni uomo: cassa, comodi, culo! Tuttavia, per quanto riguarda la terza C, non avertene a male, vorrei prima di decidermi fare un'ispezione del terreno che dovrò seminare, perché promisi alla mia vecchia madre in punto di morte che non avrei sposato nessuna donna se non dopo averla Vista con i miei occhi! " Allora Dalila la Volpe gli disse: " Se la difficoltà è tutta qui, alzati e seguimi a qualche passo di distanza, e io ti prometto di fartela vedere interamente nuda. Tuttavia, se l'ispezione ti avrà soddisfatto, come sono convinta, stenderemo subito il contratto di nozze; perciò sarà bene che ti porti appresso una borsa di denaro, onde avere di che regalare al cadì e ai testimoni e di che pagare il rinfresco come vuole l'uso. "
Così il giovane prese una borsa contenente mille dinàr, chiuse bottega e si mise a seguire la vecchia e la giovinetta. Intanto, Dalila la Volpe si chiedeva: " E adesso, come farai, o Dalila dalle mille risorse, a spogliare quest'altro pollo? " E mentre camminava, rigirando nella mente questi pensieri, ecco che giunse davanti alla bottega di un tintore, chiamato Hagg Muhammad, il quale era conosciuto in tutto il suk per essere un uomo di bocca buona, che non aveva preferenze per maschi o femmine. Insomma, costui era come il coltello del venditore di colocasia, che quando taglia il tubero buca sia le parti maschili sia quelle femminili, e in effetti gli piaceva allo stesso modo tanto il sapore dolce del fico che quello più agre del melograno. Ora, quando Hagg Muhammad, sentendo il tintinnio degli anelli alle caviglie della signora Khatùn, alzò gli occhi e vide quel bel giovanotto e quella bellissima fanciulla, il cuore gli diede un tuffo in petto. Ma ecco che Dalila gli si era già avvicinata e, dopo averlo salutato, gli diceva: " Sei tu Hagg Muhammad il tintore? " " Sono proprio io! Che cosa vuoi? " E Dalila: " Della gente dabbene mi ha parlato di te! Guarda quella bella giovinetta, che è mia figlia, e quel grazioso giovinetto imberbe, che è mio figlio! Lì ho allevati io stessa e la loro educazione mi è costata fatica e denaro! Ora sappi che la nostra casa, essendo molto vecchia, è stata puntellata e l'architetto mi ha detto: <Faresti meglio ad andare ad abitare altrove, perché qui c'è pericolo che la casa ti caschi sulla testa. Potrai tornare quando avremo finito i lavori! >
Allora mi sono messa in cerca di una casa dove poter prendere alloggio con questi due giovinetti, che mi sono cari più delle pupille degli occhi, e della brava gente mi ha fatto il tuo nome. Perciò ti chiedo se puoi ospitarmi in casa tua con i miei due figli, e ti assicuro che non ti pentirai di avermi fatto questo favore. " Quando udì la richiesta della vecchia, Hagg Muhammad si sentì rimescolare le viscere e pensò: " Per Allàh, questo è come burro fuso sulla focaccia! " Poi disse a Dalila: " Madre mia, è vero che io ho una grande casa, con un salone e un piano superiore, ma tutti questi locali mi servono per ospitarvi gli amici e i contadini che mi portano l'indaco."
" Se non è che questo, figlio mio, " replicò Dalila, " poiché si tratta solo di un mese o due, finché non avranno accomodato la nostra casa, ti giuro che i tuoi ospiti saranno i nostri e, poiché noi siamo gente ammodo, se è necessario dormiremo con loro. " Allora il tintore diede a Dalila tre chiavi, una grande, una piccola e una curva, dicendole: " La chiave grande è, quella di casa, la chiave piccola è del salone e quella curva è della stanza al piano superiore. "
Dalila lo ringraziò, prese le chiavi e uscì seguita dalla fanciulla e dal giovanotto.
Quando fu arrivata nel vicolo dove si trovava la casa del tintore, apri la porta ed introdusse la signora Khatùn dicendole: " Questa è la casa dello sceicco Abu 'I-Hamalàt. Ora tu sali al piano superiore, togliti il velo e aspetta finché non vengo a prenderti. " Poi tornò alla porta, fece cenno al giovane e lo introdusse nel salone dicendogli: " Aspettami qui. Ora vado a spogliare mia figlia e poi te la condurrò tutta nuda acciocché tu possa vederla con i tuoi occhi. " Fatto questo, salì al piano superiore ed entrò nella stanza dove era la fanciulla dicendole: " Figlia mia, temo molto per te! " " Che cosa è successo? " " Purtroppo c'è di sotto un mio figlio deficiente che ho consacrato al servizio dello sceicco. Il povero ragazzo è così scemo che non distingue il giorno dalla notte e va in giro sempre nudo. Inoltre, quando qualche nobile dama viene a visitare lo sceicco, egli, alla vista degli abiti di seta e dei gioielli, perde completamente il senno e si scaglia addosso alla visitatrice lacerandole gli abiti e strappandole gli orecchini dalle orecchie. Sarà meglio quindi che tu deponga qui ogni cosa, in modo che mio figlio non ti faccia alcun male. Io conserverò le tue robe in luogo sicuro e te le restituirò dopo che avrai fatto visita allo sceicco moltiplicatore delle gravidanze. " Così la giovane si tolse, abiti e gioielli e li consegnò alla vecchia, la quale li prese dicendo: " Vado a riporli sotto la stuoia dello sceicco e torno a prenderti. " Dalila usci dalla stanza, ripose il fagotto con gli abiti e i gioielli nel sottoscala ed entrò nel salone dal giovanotto, e appena lo vide cominciò a battersi il petto e ad invocare il nome di Allàh. " Che cosa ti è successo, zia? " chiese il giovane. " Che Allàh maledica gli invidiosi e i vicini pettegoli!" disse Dalila strappandosi i capelli. " Ma insomma, che cosa accade? " disse il giovane. " Sappi, figlio mio, " rispose Dalila, " che alcuni vicini invidiosi hanno avvicinato mia figlia e le hanno detto: <Forse che tua madre si è stancata di mantenerti, che vuole farti sposare un lebbroso? > Così ora la ragazza non vuol sentir, parlare di te perché dice che sei lebbroso. " Allora il giovane si mise a ridere: " Se la,difficoltà è tutta qui, non temere nulla. Io mi spoglierò nudo,così che tua figlia possa vedermi in ogni parte e constatare che sono sano come un pesce. Dopo di ciò vedrai che non ci saranno difficoltà. " " Che tu sia benedetto, figlio mio, " esclamò Dalila, " questa idea mi sembra eccellente. Dammi dunque le tue cose acciocché io te le custodisca in luogo sicuro. " Così il giovane si spogliò dei suoi abiti, in mezzo ai quali nascose la borsa con i mille dinàr e Dalila, preso il tutto, andò a fare un unico fagotto con la roba della fanciulla, dopo di che piano piano uscì dalla casa, chiuse la porta a chiave e se ne andò da un mercante di spezie che conosceva, presso il quale depositò il fagotto. Ciò fatto tornò dal tintore, il quale quando la vide le chiese: " Ebbene, zia col volere di Allàh, hai trovato la casa di tuo gusto? " " La tua casa è una casa benedetta! Ora vado a cercare dei facchini per trasportare le mie masserizie. Ma intanto che io sono occupata in questa faccenda, fammi un piacere, prendi questo denaro, compra del cibo e va' a mangiare con i miei figli. " " E chi mi guarderà la bottega e i vestiti dei clienti nel frattempo? " chiese il tintore. " Lascia la bottega in custodia al tuo garzone! " rispose Dalila. Il tintore, allettato dalla prospettiva di trovarsi solo con i due fanciulli, non se lo fece ripetere due volte e prese il denaro che Dalila gli porgeva. Costei si recò subito dal venditore di spezie, dove ritirò i due fagotti, quindi tornò di nuovo nella bottega del tintore, dove trovò il garzone seduto sulla porta e gli disse: " Il tuo padrone ti manda a dire che tu lo raggiunga subito dal friggitore; mentre starai via, rimarrò io qui a guardare la bottega. " " Ascolto e obbedisco! " disse il ragazzo, e si allontanò di corsa. In quel momento Dalila vide passare nella via un asinaio che era senza lavoro da una settimana e per giunta aveva l'abitudine di masticare hashìsh; lo chiamò e gli disse: " 0 asinaio, tu conosci mio figlio il tintore? "
" Certo che lo conosco, signora, " rispose l'asinaio. E Dalila di rincalzo: " Sappi allora, asinaio benedetto, che il mio povero figliolo è fallito e non ha nemmeno un soldo per pagare i debiti; ma i suoi creditori insistono a dire che non è vero e vogliono che il cadì lo metta in prigione. Io però ho deciso di salvarlo dimostrando che non possiede nulla. Prendi perciò questo dinàr e noleggiami il tuo asino, con il quale riporterò le stoffe e i vestiti ai clienti, e tu, dopo che me ne sarò andata, fammi il favore di rompere le giare delle tinture acciocché quando verrà il cadì a fare il sopralluogo possa constatare che mio figlio non possiede nulla. "
" Certo che ti farò questo servizio, signora! Il maestro tintore tuo figlio è un brav'uomo e io gli sono obbligato! " Allora la vecchia caricò stoffe e vestiti sull'asino e se ne andò a casa sua, dove, appena fu entrata, le venne incontro la figlia Zainab dicendole: " Madre mia, il mio cuore è sempre stato con te! Quali inganni hai combinato? " E Dalila rispose: " Questa prima giornata non è andata male. Ho giocato quattro tiri a quattro persone diverse e qui, su quest'asino, c'è tutta la roba di cui ho spogliato queste quattro persone: un giovane mercante, la moglie di un pezzo grosso, un tintore libidinoso e un asinaio! ".
Allora Zainab esclamò: " Madre mia, ho paura che non potrai più circolare per Bagdad a causa della moglie del pezzo grosso che hai spogliato, del giovane mercante che hai denudato, del tintore al quale hai rubato i vestiti dei clienti, e dell'asinaio padrone dell'asino! " " Puah! " fece Dalila. " Di costoro non m'importa un fico! L'unico che mi preoccupa è l'asinaio perché mi conosce. " E questo per il momento è tutto quanto riguarda Dalila.
Quanto al tintore, dopo aver comprato focacce farcite e carne, si avviò verso casa ripassando davanti alla bottega; ed ecco che la vide completamente vuota, e dentro c'era l'asinaio occupato a rompere diligentemente gli orci e le giare si che dappertutto c'erano cocci e rivoli di acqua colorata. Allora il tintore si precipitò verso la bottega gridando: " Fermati, fermati asinaio! " L'asinaio si voltò, lo vide e gli disse: " Sia lode ad Allàh che ti ha liberato>! Se torni alla bottega, vuol dire che non temi più i tuoi creditori! " " Si può sapere che stai dicendo, asinaio? " fece il tintore.
E quello di rimando: " Sto parlando del tuo fallimento. " " E chi ti ha detto che io sono fallito? " " Me lo ha detto tua madre, la quale mi ha ordinato di distruggere ogni cosa qui dentro, acciocché gli uscieri del cadì non potessero sequestrare nulla! " Il tintore, udendo queste cose, rimase sbalordito e gridò: " Che Allàh confonda il Maligno! Mia madre è morta da un pezzo! " e cominciò a picchiarsi il petto dalla disperazione. Allora anche l'asinaio si mise a gridare disperato:
" Ahimè, ho perduto il mio asino! " Poi rivolto al tintore gli disse: " 0 tintore della malora, restituiscimi l'asino, quello che mi è stato preso da tua madre! " Allora il tintore gli si precipitò addosso e cominciarono a suonarsele di santa ragione, mentre davanti alla bottega si raccoglieva gente attirata dalle grida e dallo strepito. Alla fine, come Dio volle, riuscirono a separarli e uno dei presenti chiese perché mai si picchiassero. Quando ebbe udito tutta la storia, disse: " Senza dubbio, Hagg Muhammad, tu sei responsabile dell'asino di questo asinaio. " "E perché? " fece il tintore. " Perché, " riprese quello, " l'asinaio ha affittato l'asino alla vecchia solo perché aveva visto che tu l'avevi lasciata a custodire la bottega e tutto quanto c'era dentro, Perciò è giusto che tu gli riporti il suo asino.
Dopo di che, tutti se ne andarono per i fatti loro.
Intanto, la giovane sposa dell'emiro Hasan, vedendo che la vecchia non tornava a prenderla, decise di compiere la pia visita allo sceicco Abu 'I-Hamalàt e, così come si trovava, vestita solo con una camicia finissima trasparente, uscì dalla stanza ed entrò nel salone. Il giovane mercante, quando la vide, esclamò: " Finalmente! Vieni qua, che ti esamini, perché tua madre vuole che mi sposi con te. " " Mia madre è morta da un pezzo, " rispose la fanciulla. " Ma tu non sei suo figlio, l'idiota, quello che aiuta lo sceicco Abu 'I-Hamalàt, il moltiplicatore delle gravidanze? " " Quanto ad essere idiota, " rispose il giovane, " non lo sono affatto; quanto a moltiplicare le gravidanze, posso fare del mio meglio e quanto a quella vecchia, essa non è affatto mia madre. Anzi, credo proprio che sia tua madre, perché appunto per causa tua mi ha condotto in questo luogo, dove mi ha spogliato di tutti i miei abiti e mi ha rubato mille dinàr. Perciò riterrò te responsabile di tutto. " " Tu certamente sei suo figlio, " lo rimbeccò la signora Khatùn, " ed io sono stata derubata da quella vecchia di tutti i miei abiti e dei miei gioielli; perciò tu dovrai restituirmi ogni cosa. " Mentre i due giovani stavano discutendo in questo modo, ecco che entrò in casa il tintore seguito dall'asinaio. " Dov'è vostra madre? " chiese il tintore. Allora il giovane mercante raccontò tutto quello che gli era accaduto e la signora Khatùn raccontò quello che era accaduto a lei. "Ahimè! Ahimè! " cominciò a gridare il tintore. " Così tutto il mio aver


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